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Questo posto mi appartiene
06 Maggio - 06 Giugno 2011


Foto di Giovanni Salvatore

INFORMAZIONI:
dove: Reggio Emilia (RE)
presso: libreria "L'Orlando Curioso", p.zza San Domenico 1
orari: dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30. chiuso Giovedì pomeriggio e domenica.
biglietti: ingresso libero

Che cosa significa essere, sentirsi straniero in un posto in cui non si è nati, ma si vive e cosa significa sentirsi a casa nello stesso posto? Di chi sono i luoghi che abitiamo? E ancora, l’uomo “appartiene” al luogo che abita o viceversa? In che misura si definisce quest’appartenenza, se va definita?
L’uomo vive, interpreta e trasforma visibilmente e interiormente i luoghi che abita creando ambienti. Il luogo è contemporaneamente dimensione spaziale vissuta da tanti, incrocio, scontro e incontro di individui portatori di un proprio carico culturale, e palcoscenico privato calcato unicamente da ciascuno in modo diverso. L’uomo è il creatore di questo spazio dall’anima multipla.
Dall’incontro con un gruppo di migranti originari di Ghana e Nigeria è sorto il desiderio di dare una risposta interpretativa alla domanda sul significato di cittadinanza e senso di appartenenza di una persona al luogo in cui vive. Abitare un luogo è agire in esso interpretandone i confini spaziali.
Il rapporto uomo-luogo è visto come soggettivo, unico, fondato esclusivamente sul piano interiore. L’uomo caratterizza i luoghi che abita dotandoli di soggettività. Il luogo è, quindi, uno spazio da abitare, privo di confini politici, economici, etnici, nazionali, comunitari. Non un’unità territoriale che definisce diritti e doveri ma un posto che appartiene intimamente a ciascuno. Il luogo diventa ambiente poiché costituito da persone care, ricordi, cose, che rimandano direttamente all’esperienza soggettiva dell’individuo. È la dimensione affettiva che definisce la soggettività del luogo che si abita e ne sancisce la definitiva appartenenza all’uomo che opera in esso.
“Questo posto mi appartiene” è il titolo di un piccolo progetto fotografico che propone una rilettura interpretativa del rapporto uomo-luogo e di come i luoghi siano soprattutto una dimensione interiore e appartengano nello stesso modo, eppure diversamente a coloro i quali si trovano ad agire in esso a seconda dell’esperienza che ne hanno. Il risultato è un’elaborazione visiva del luogo interiorizzato, un itinerario che percorre i luoghi della città attraverso storie di vita, la vita del presente dei singoli individui mantenendo un rapporto dialogico con il passato, la fotografia di un microcosmo che è spunto di riflessione, uno sguardo sull’Italia e su coloro cui l’Italia appartiene.
Ritratti ambientati ritraggono l’intervistato su un luogo della città, liberalmente scelto, dai luoghi simbolo della stessa a quelli meno noti al pubblico come il posto di lavoro o la piazza in cui ci si riunisce con gli amici, spazi che rientrano pienamente nella sfera dell’esperienza privata e soggettiva. Dieci storie di vita un viaggio dal passato che incontra il presente.
Patrick ha scelto di farsi ritrarre in una delle piazze della città, un luogo di ritrovo e racconta: “Non sentivo la mancanza dei miei genitori. Studiavo in collegio e tornavo a casa per le vacanze. Sono arrivato in Italia undici anni fa. Oggi torno in Ghana in vacanza ma preferirei venire in vacanza in Italia. Non so cosa significhi essere italiano o ghanese, siamo tutti umani e nelle nostre vene scorre lo stesso sangue. Mi sento ghanese perché sono ghanese ma allo stesso tempo mi sento italiano perché vivo qui e il mio futuro è in Italia. Prendo dalla cultura italiana quello che mi piace e si avvicina al mio modo di pensare.” Patrick, 25 anni
Victoria, invece è stata ritratta vicino al teatro perché è un posto che le piace soprattutto perché le ricorda l’esibizione di qualche anno prima del coro in cui canta. “I giorni prima della partenza erano una gioia! Pensavo che in Europa avrei potuto continuare a studiare e l’inglese avrebbe reso tutto più semplice ma arrivata in Italia non capivo la gente parlare, non potevo parlare inglese.” Victoria è in Italia da diciannove anni. Racconta di un viaggio in Ghana con la famiglia, e di un conoscente che sentendoli parlare in italiano le chiede se fossero italiani e aggiunge “quando capisci la lingua del Paese in cui vivi un po’ ti senti parte di questo.” Victoria, 36 anni
Cristina si mostra in un bosco di pioppi vicino il centro commerciale in cui si incontra con gli amici “Sono venuta in Italia per conoscere mio padre, non ricordavo la sua faccia! Ora mi manca persino litigare con mia sorella ”, rimasta in Ghana con la madre e che Cristina non vede da sette anni. “Sogno di diventare una cantante gospel”. Cristina, 19 anni
Efestus ha scelto il ponte simbolo della proiezione della città verso il futuro, un simbolo di grandezza, dice. Poi racconta: “Dovevo studiare la gente prima di trovare amici ed entrare in sintonia con loro. Sono venuto in Italia perché è la patria del cristianesimo e sono rimasto qui a Reggio per tanti anni perché è una città sicura. Mi piacerebbe tornare per fare business tra l’Italia e Nigeria per esempio esportando piastrelle che lì sono molto richieste.” Efestus, 50 anni
Questi alcuni dei ritratti che costituiscono “Questo posto mi appartiene” (libreria “L’Orlando curioso”, piazza San Domenico, numero 1, Reggio Emilia. Aperto tutti i giorni escluso giovedì pomeriggio e domenica dalle 09:00 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:30). Il lavoro è inserito nella manifestazione “Fotografia Europea 2011” dal sei al dodici maggio a Reggio Emilia che, in occasione del cento cinquantenario della Repubblica Italiana, propone il tema “Una fotografia dell’Italia”. Un viaggio nella vita degli altri che è anche uno sguardo introspettivo. L’incontro con l’altro che porta alla scoperta di un mondo forse nascosto.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
info@giovannisalvatore.it


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