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BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS
06 Dicembre 2016 - 08 Gennaio 2017

BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS


Autori: Alessandro Risuleo, A.T. Anghelopoulos, Shai Langen, Louise Camrass, David Donald, Silvia Faraco Lasmar, Gomez, Muhammad Danial Ismail, Elena Mastracci, David Meran, Marie-Claire Messouma Manlanbien, Sharmin Mojtahedzadeh, Eliott Paquet, Francesca Perrucci, Marian Ramirez, Dorottya Spitzner, Lexi Sun, Toni Kitti, Marta Wapiennik e Kira Watz.

INFORMAZIONI:
vernissage: Martedì 6 Dicembre alle ore 18.00
dove: Roma (RM)
presso: WorldHotel Ripa Roma, Via degli Orti di Trastevere 3
biglietti: ingresso libero
a cura di: It's LIQUID Group, in collaborazione con World Hotel Ripa Rome & Sala da Feltre - Open ART

I corpi sono spazi per la sperimentazione umana, per il raggiungimento dell'umanità ed il suo superamento. I corpi della contemporaneità sono composti da elementi materiali e virtuali, influenzati dal mondo esterno ed interno, da azioni fisiche e psichiche. Il lavoro artistico sul corpo come spazio, sulla sua ibridazione, creerà un nuovo concetto di umanità, cominciando nuove vite possibili nella società multiculturale contemporanea. Nella mostra Alessandro Risuleo presenta tre differenti opere: la prima – presentata in tale sede in anteprima assoluta – fa parte dell’ultimo lavoro di Risuleo, Live Canvas, in cui i corpi tatuati dei protagonisti di ogni opera si incontrano e si scontrano dando vita a delle vere e proprie “tele vive” come suggerisce lo stesso titolo. La seconda – Hug – fa parte del recente “Body’s Contamination” (presentato all’ultima edizione del MIA Photo Fair di Milano), in cui l’autore ha scelto di raccontare la figura umana con una visione originale, concentrandosi solo su alcune parti del corpo “contaminate” dalle pennellate frastagliate e ruvide della vernice utilizzata, per evidenziare linee, sovrapposizioni di arti, volumi. L’ultima opera in mostra, il cui messaggio è estremamente attuale, è Ban, che si interroga su una precisa domanda: “quando un nudo diventa arte e non deve essere censurato?”. Questa immagine invita a ripensare al concetto di censura nei social network e, allo stesso tempo, a quello dell’arte.

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